McIntosh Mc7150 (1990-1995)
Il ritorno di un amore giovanile: storia, prove e versioni del McIntosh MC7150 (1990-1996)
Il piccolo MC7150 appartiene alla stirpe "7xxx" che a fine anni ’80 rappresentò un netto cambio di marcia in casa McIntosh, argomento di cui abbiamo già parlato ampiamente. Parliamo di elettroniche entrate in produzione nella seconda metà degli anni '80 (a partire dal finale MC7270) e proseguite fino alla fine degli anni '90.
A quella medesima serie appartennero sia finali dotati di autotrasformatori d'uscita (Autoformer / AF) — come l'MC7270, il successivo MC7300 e il piccolo MC7150 — sia finali privi di AF (direct coupled), ovvero l'MC7200 e l'MC7100 (quest'ultimo più compatto e privo di VuMeter), oltre a tutti i finali multicanale derivati da quest'ultimo.
Per me ha anche un profondo valore affettivo: poco meno di trent'anni fa fu in assoluto il mio primissimo finale McIntosh. All'epoca mi incantò letteralmente; lo pilotavo con uno dei miei primi preamplificatori Audio Research, creando un'accoppiata dal fascino unico. Successivamente lo permutai per passare all'integrato MA6800 — che condivideva pressoché la medesima sezione finale del 7150 — ma da allora mi è sempre rimasto nel cuore come l'esempio perfetto di una "piccola chicca" straordinariamente ben riuscita.
Inquadramento storico e caratteristiche costruttive:
L'MC7150 venne prodotto dal 1990 al 1996. Nel 1992 si verificò il passaggio storico della larghezza dei pannelli frontali McIntosh (passati dalle classiche dimensioni da 16" a circa 17" e ½). Per questo motivo l'MC7150 si trova in due versioni:
Prima versione (1990-1992): pannello frontale stretto (16") con sistema Panloc (seriali con prefisso FZ);
Seconda versione (1992-1996): pannello frontale largo (17.5") con o senza Panloc (seriali con prefisso GM).
Tutte le versioni condividono il cavo di alimentazione fisso, gli ingressi RCA e una morsettiera per i diffusori robusta e ben progettata, sulla quale è possibile utilizzare banane da 4 mm previa interposizione dei classici adattatori spade/banana comunemente usati sui McIntosh vintage.
L'MC7150 è uno degli ultimi finali McIntosh a mantenere la comodissima possibilità di regolare il guadagno in maniera continua tramite i potenziometri frontali (dotati di scatto centrale). Sul successivo MC7100 questi potenziometri vennero spostati sul retro in versione miniaturizzata (scelta mantenuta per pochi altri modelli come l'MC162) per poi scomparire definitivamente.
Architettura circuitale:
Circuitalmente, l'MC7150 mantiene la classica architettura con autotrasformatori d'uscita, un'alimentazione molto generosa per la potenza dichiarata (150W per canale su 2, 4 e 8 Ohm) e uno stadio finale ben dimensionato dotato di 6 transistor per canale. Presenta un dynamic headroom di 1.8 dB (più che discreto per un Mc con AF di oltre trent'anni fa) e un fattore di smorzamento pari a 40.
Ancor più del fratello maggiore MC7300, l'MC7150 marcò un distacco netto rispetto al precedente modello di pari potenza, l'MC2155 (poco diffuso in Italia). Si trattò di un progetto e di un layout radicalmente nuovi: e questo si vede e si sente.
Il buon suono e la spiccata liquidità della gamma media — che a tratti ricorda da vicino i piccoli Accuphase in classe A del medesimo periodo (come i classici A-20 e A-20V) — sono in parte dovuti a un circuito di automatic tracking bias che già trent'anni fa anticipava la filosofia degli attuali sistemi Thermaltrak (“…these characteristics and the automatic tracking bias system eliminates crossover distortion…”).
L'MC7150 venne poi seguito dal più raro MC150 che, analogamente a quanto fece l'MC300 rispetto all'MC7300, ne riprese pressoché integralmente la circuitazione introducendo gli ingressi bilanciati XLR.
Le impressioni d'ascolto e le prove sul campo
Il mio esemplare è arrivato da poche ore: un magnifico uniproprietario in condizioni realmente mint (10/10 per vetro, illuminazione ad 11 lampadine a incandescenza, serigrafie e simmetria di funzionamento), completo di manuale originale. Ne cercavo uno da tempo e un simpaticissimo negoziante veronese ne ha proposti due nello stesso istante (un 1ª serie stretto e un 2ª serie largo, da me acquistato; anche il primo ha trovato subito casa, viste le condizioni pari al nuovo).
I potenziometri frontali sono silenziosissimi e comodissimi nella gestione delle regolazioni. L'ho provato in varie configurazioni:
Sulle Tannoy 215 DMT: a gamma intera non ce l'avrebbe mai fatta da solo, ma inserito in bi-amplificazione regala ottime soddisfazioni.
Sulle B&W Matrix 805 (coeve): sia in mono-amplificazione sia in bi-amplificazione passiva. In quest'ultima configurazione, collegare l'MC7150 sui mid-woofer e far lavorare il vecchio MC2505 sui tweeter al di sopra dei 3 kHz — sfruttando la regolazione fine del guadagno continuo da entrambi i frontali — ha dato risultati davvero notevoli.
Timbrica:
La timbrica dell'MC7150 è neutra, tendente al caldo. Non raggiunge la marcata eufonia tubey dei McIntosh di prima generazione (come l'MC2505 o l'MC2105), ma offre una sonorità piacevolmente calda che garantisce la consueta assenza di fatica d'ascolto e zero asprezze. La gamma media e la resa delle voci sono bellissime: da questo punto di vista l'MC7150 ha rappresentato un deciso passo in avanti in termini di trasparenza rispetto ai modelli precedenti.
Corrente e capacità di pilotaggio
È l'unico reale tallone d'Achille. Dal punto di vista della dinamica pura e della velocità sui transitori, l'MC7150 viene staccato dal fratellino MC7100 direct coupled (avendoli entrambi a disposizione uno sopra l'altro, il confronto A/B diretto è chiaro sotto questo aspetto).
L'MC7150 trova quindi la sua collocazione ideale:
Con sistemi ad alta efficienza (il classico "guanto di velluto", perfetto con Klipsch & Co., anche a gamma intera);
In bi-amplificazione / multi-amplificazione sulle vie medie ed alte, dove grazie al suo assoluto silenzio infrastrutturale (elevatissimo rapporto S/N) sa comportarsi persino meglio di molti finali a valvole di pari o inferiore potenza.
In sintesi:
L'MC7150 resta ancora oggi un delizioso finale di piccola potenza con indicazioni d'uso precise: è bene evitare l'accoppiamento a gamma intera con diffusori dal modulo d'impedenza ostico o particolarmente insaziabili di corrente.
È bello, robusto, ben costruito ed estremamente piacevole da usare. Il suo valore collezionistico è in continua salita e non è facile trovarne sul mercato dell'usato, specie in condizioni perfette. Le dimensioni contenute lo rendono facilissimo da collocare in ambiente.
Come spesso accade con i primi amori, dopo averlo ceduto anni fa per l'MA6800 ho accarezzato a lungo l'idea di riprenderne uno... finché non si è presentata l'occasione giusta per chiudere il cerchio!






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